Cibo locale ADDIO!

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Il documento "Cibo locale ADDIO!" nasce dalla protesta spontanea di un gruppo di agricoltori e allevatori toscani contro il peso di una burocrazia sempre più asfissiante.
Gli obblighi imposti ai produttori agricoli portano alla scomparsa  delle realtà agricole più piccole e dei loro prodotti.

Per gli allevatori le difficoltà sono ancora maggiori. Si trovano a dover gestire secondo norme che non tengono conto della effettiva realtà produttiva e sociale:
- identificazione degl animali
- vaccinazioni obbligatorie
- trasformazione dei prodotti
- trasporto degli animali
- macellazioni
- vendita diretta
- smaltimento delle carcasse di animali morti in azienda
etc.

L'approccio burocratico attuale alle tematiche sopra elencate impone misure sproporzionate nel valutare l'effettiva portata dei rischi .
Manca la volontà di trovare soluzioni sicure e al tempo stesso rispettose delle produzioni tradizonali.

Invitiamo i produttori, le associazioni ed i cittadini che vogliono far vivere la nostra campagna a inviare le loro adesioni a quanto espresso nel documento"Cibo locale ADDIO!" nella speranza di poter dire un giorno
Burocrazia ADDIO!


Vi invitiamo anche a inviare contributi di discussione, commenti e proposte
che verranno poi pubblicati su questo sito scrivendo un'email a:

cibolocaleaddio@gmail.com




Cibo locale ADDIO!


Quale ambiente senza contadini?

La resistenza dei produttori tradizionali assediati da una macchina burocratica al servizio di interessi economici estranei all'agricoltura.


La pastorizia e le produzioni casearie locali combattute con norme sanitarie e complicazioni burocratiche inutili e insostenibili.

L'assenza di una politica per gli agricoltori tradizionali favorisce le produzioni massificate.
L'agricoltura biologica disincentivata dalle politiche regionali per lo sviluppo
Scompariranno gli alimenti locali la cui qualità è garantita dal rapporto diretto con i produttori.



Siamo stati usati per far risuonare il made in Italy nel mondo, per vendere l’immagine di un Paese legato alle tradizioni: noi piccoli produttori di una variegata miriade di eccellenze abbiamo messo l’anima, l’ingegnosità e tutte le nostre risorse economiche, nel progetto ambizioso di difendere le più autentiche tipicità locali dalla massificazione del gusto, nel diritto ingenuo di riaffermare l’autodeterminazione alimentare sulla globalizzazione industriale.

Molti di noi si sono impegnati ad abolire i veleni della chimica con l’Agricoltura Biologica, rinunciando a ingiusti profitti, per difendere l’ambiente e produrre alimenti sani.

Ora che si è affermata l’Industria della Tipicità, poco importa se cinese o australiana, questo Paese non ci vuole più.

Carte, registri, controlli, adempimenti, obblighi, divieti: Leggi, Norme, Regolamenti, Decreti comunitari e nazionali diventano costantemente strumento di sempre più forti lobbies economiche. I Servizi Sanitari anziché strumenti di crescita e di miglioramento sono i nostri repressori, controllori e castigatori spietati di non si sa quali terribili reati. Vaccini, registri, certificazioni sono orpelli inutili e spesso dannosi al perseguimento di una vera qualità di una vera sicurezza alimentare, di una vera trasparenza per il consumatore, di un vero rispetto dell’ambiente, di una vera attenzione al benessere degli animali, di una vera conoscenza sul ruolo degli animali nel mantenere l'equilibrio dei delicati sistemi montano-collinari.

La contraddizione è stridente: le Amministrazioni non prendono in alcuna considerazione il contesto nel quale operiamo, i limiti produttivi legati alla conduzione familiare, l’alta manualità che comporta un costante controllo delle produzioni, la disponibilità diretta delle materie prime, la cura del territorio e del paesaggio, difficile da realizzare senza la nostra presenza e quella degli animali. La complessità delle innumerevoli caratteristiche che nulla hanno a che fare con i sistemi industriali rende il nostro lavoro modello virtuoso di filiera corta.

Tutto ciò impone un approccio diverso degli aspetti sanitari, normativi, amministrativi e quant’altro.

Perché gli altri Paesi hanno saputo difendere le loro attività di artigianato agricolo mentre l’Italia le sta sistematicamente smantellando?

Perché diventare soltanto una colonia della Grande Distribuzione Organizzata? Se non ci verrà concesso questo riconoscimento negli atti che regolamentano le nostre produzioni, noi continueremo a scomparire, a chiudere le nostre attività, annientati da un’insensata caccia alle streghe.

Le Regioni vogliono tornare a sostenere percorsi virtuosi?

I segnali sono tutt’altro che confortanti: l’Agricoltura Biologica non è più sostenuta in alcun modo, gli allevatori vessati oltre ogni limite dai Servizi Sanitari, agricoltori e produttori soverchiati da una burocrazia stupidamente elefantiaca. Non mancano le prove che spregiudicati interessi economici abbiano col tempo avuto la meglio sul buon senso e sul buon governo del territorio, delle risorse e delle peculiarità.

Il ridicolo è che tutto quanto di negativo si è abbattuto e si sta abbattendo sul mondo rurale è spacciato come inevitabile ricaduta dell’appartenenza alla Comunità Europea, al punto che più d’uno si domanda dove siano i vantaggi e perché mai continuare ad appartenervi.

Per non far chiudere i battenti agli agricoltori che non degradano il territorio occorrono segnali importanti, non propaganda o promozione.

Ad esempio:
  • riconoscere che esistono un'agricoltura, una zootecnia ed una trasformazione non riconducibili a modelli di tipo industriale
  • riconoscere che per le produzioni contadine e familiari la via per garantire sicurezza e qualità non passa per l'adozione di standard industriali e burocratici ma per il riconoscimento e la valorizzazione di modalità produttive che storicamente si sono rivelate sicure.
  • superare una visione della zootecnia limitata solo ai criteri sanitari propri dell'allevamento industriale
  • rispettare e comprendere le problematiche delle realtà contadine complesse e il loro ruolo nel mantenere in vita gli ecosistemi dai quali dipende il benessere di tutti impone l'elaborazione in sede regionale di approcci alle tematiche agricole e veterinarie appropriati alle realtà produttive e sociali concrete del nostro territorio


E' INDISPENSABILE: 
  • Riportare l'agricoltura biologica negli obiettivi prioritari delle politiche agricole regionali e nazionali.
  • Portare in sede comunitaria le istanze legittime dell'agricoltura e della pastorizia mediterranea.
  • Applicare le indicazioni comunitarie responsabilmente per non liquidare in modo semplicistico il patrimonio culturale e sociale della agricoltura mediterranea
  • Garantire all'agricoltura contadina un'adeguata rappresentanza in sedi istituzionali



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